Associazione Culturale Studi Radiestesici

MOSAICO APS - Ravenna

Appunti di:

storia dei simboli,

di semiotica,

di figure energetiche,

naturali e costruite

Giornata di Studi Radiestesici

Ravenna 11 maggio 2019

 

Giornata Studi Radiestesici 2019

Associazione MOSAICO APS - Ravenna

 

Mosaico Duomo di Ravenna

Giornata Studi Radiestesici 2019

Associazione MOSAICO APS - Ravenna 

GIORNATA DI STUDI RADIOESTESICI ANNO 2019

ASSOCIAZIONE MOSAICO APS - RAVEN-NA

TITOLO:

I simboli Universali e le Figure energetiche

La Giornata di Studi dell’11 maggio è promossa dall’Associazione Culturale Studi Radioestesici MOSAICO APS di Ravenna per studiare il concetto di «figure energetiche», e del loro diffuso uso in tante discipline umane. Il progetto della Giornata è quello di cominciare a mettere ordine nelle molteplici definizioni che vengono usate. Non è una forma presuntuosa ma quella di promuo-vere una specie di convenzione sui concetti e sulle locuzioni. Di seguito alcune considerazioni di carattere universale, ricavate in parte dagli studi pubblicati da vari autorevoli personaggi e in massima parte dalle regole che governano l’Universo ottenute per via sperimentale.

  Nell’anno 2017 fu promossa una Giornata di Studi dal titolo:

I livelli energetici - L’acqua biologica

  La Giornata di Studi di quest’anno è il proseguimento del progetto avviato negli anni passa-ti, in particolare nell’anno 2017.

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Introduzione

Tutto ciò che esiste in natura, sia essa in manifestazione, o in forma gassosa, o come elemento infinitesimo dell’universo, è dotato di energia, in proporzione alle sue dimensioni spaziali.

Questa energia è mantenuta costante in ogni «sostanza», fino a quando le condizioni fisico-chimiche restano inalterate. Ogni «sostanza» è un «generatore permanente di energia» indipendente dalla sua dimensione e la cui fonte è inesauribile fino a quando esiste.

Questa energia ha come origine l’universo stesso e costituisce la ragione della sua esistenza. Quali sono le regole che governano queste fonti energetiche infinite? Come riescono a mantenere la capacità funzionale anche dopo un cambiamento di stato o dopo una trasformazione fisicochimica? Nell’istante in cui si è formata la sostanza, assunse questa fonte energetica che allo stato attuale della conoscenza ha un termine, una fine.

Possiamo trovare conferma di questa affermazione analizzando la più piccola parte che compare in natura in forma stabile e permanente, cioè l’atomo, poiché dalle ricerche condotte dagli scienziati sembra mostrarsi, come già precisato, stabile e permanente, in grado di autogenerare energia.

L’elemento della «tavola periodica di Mendeleev» il più leggero e semplice, il primo a comparire nell’universo, il più diffuso, con numero atomico 1 e simbolo H è l’idrogeno1.

H

1 S. Weinberg, I primi tre minuti, Oscar saggi Mondadori, 2005, pag. 116.

 

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Lo stesso comportamento lo troviamo nei granelli di sabbia comune, nei granelli delle pol-veri, e per estensione nei più grandi corpi celesti. Questi ultimi hanno però una usura nel tempo che gli attribuisce una loro «durata di vita».

Il punto, è la più piccola unità grafica visibile, anche quello di dimensioni infinitesime, che possiede una sua energia specifica, indistruttibile e inesauribile. Unendosi gli uni agli altri, i punti formano le righe, le forme geometriche, le cose in generale, accumulando l’energia dei singoli punti a formare grosse concentrazioni energetiche2. Queste ultime nell’insieme vengono a formare un nuovo valore energetico, non configurabile partendo dal singolo valore moltiplicandolo per i com-ponenti. L’assieme giunge a formare una nuova figura energetica più complessa nel suo agire e po-tenzialmente ampliata.

il punto                                               .

È partendo dal punto che possiamo risalire a tutte le «forme e le cose della natura» e com-prendere come funziona il tutto.

Es. emblematico di questa sommatoria di energia è riscontrabile nella formazione dei man-dala con le polveri colorate, tipico atteggiamento dei monaci tibetani. Il valore energetico finale è notevolmente maggiore di quello fornito dalla somma dei granelli di sabbia. Con le cerimonie di benedizione i monaci completano la loro potenzialità, per cui quando vengono nuovamente dispersi i granelli diffondono nel territorio la loro energia, trasmettono e cedono le benefiche informazioni energetiche ricevute nelle cerimonie.

I monaci hanno raccolto le polveri del mandala e sotto compare il disegno geometrico di base.

 

2 J. Mazur, Storia dei simboli matematici, Il Saggiatore, Milano, 2015, Pag. 269.

 

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Anche l’uomo è dotato di energia, misurabile in vari modi, derivante dalla sua organizzazio-ne cellulare che ha la facoltà di mantenere unitario un corpo umano, senza mai derogare dalle in-formazioni ricevute, fino a quando però interviene un comando di origine sconosciuta all’uomo che obbliga ad una dissociazione cellulare con conseguente trasformazione e mutamento di forma.

Lo stesso mutamento energetico si manifesta negli animali in generale e nelle piante.

Ogni corpo manifesta questa sua peculiarità di generatore permanente, indipendentemente dalla sua forma, dalla sua dimensione e dalla natura della materia costituente, irradiando in tutte le direzioni delle onde modulate che lo caratterizzano. La modulazione delle onde contraddistingue la qualità del corpo, che si evidenziano tutte diverse fra di loro.

La natura delle radiazioni allo stato attuale della conoscenza è molto incerta, pur sapendo della esistenza dell’origine elettromagnetica, ma anche orgonica e radionica. Ma le indagini radio-stesische ne fanno apparire anche di altra natura, non ancora identificate dalla cultura scientifica.

Su questo argomento molto interessante si sono diffuse notizie di alcuni scienziati ufficiali che hanno condotto e stanno conducendo approfondite indagini per stabilire le fondamenta della trasmissione di energia in quantità sensibile da un punto all’altro con analogia a quanto avviene nel-la forma pensiero3.

È certo, che in questo modo tutte le figure energetiche trasmettono e irradiano la loro capaci-tà d’informazione mantenendola costante quando lo stato delle stesse rimane inalterato.

L’uomo stesso trasmette informazioni direttamente con il raggio mentale, quindi è la natura stessa che fornisce questi strumenti, usati nel bene e nel male.

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Simboli4

La parola «simbolo» è di derivazione greca e significa «mettere insieme», mentre nella ter-minologia latina significa «symbŏlum», quindi «contrassegno» e «segnale e segno»5.

È un termine che in origine nell’antica Grecia designava le due metà di un oggetto che, spezzato, può essere ricomposto avvicinando le parti a combaciare completamente, ricostruendo l’originale. Svolgeva una funzione pratica e sicura, forse per riconoscere un emissario o per comple-tare un pagamento di debito, o per riconoscere due fratelli o parenti, a distanza di tempo.

Inizialmente, dopo la «riunione dei due tronconi» gli venne attribuito il nome di «symbállò», e col trascorre del tempo assunse la funzione rappresentativa di «stare in luogo di …», di «qualcosa di diverso», trasformandosi nel distintivo di un altro significato.

Il simbolo è fondato sulla dualità dell’immagine e dei colori. In genere fra il colore e la sua ombra, fra il bianco, il nero e le loro infinite sfumature.

Il simbolo è perciò un elemento indivisibile, unitario, non frazionabile in alcun modo, in-scindibile, indissociabile, che non ammette la «casualità di interpretazione».

Esso concorre a formare una coscienza comune delle persone, la sua realtà è presente e fun-zionante solo qualora sia attiva una comunità, le cui convenzioni vengano unanimemente accettate, quando cioè il simbolo esiste come legame vivente tra l’uomo, la lingua e la cultura.

Sussistono pure dei simboli che assumono valenze universali, conosciute da tutte le persone di varie culture: essi sono i «simboli a valenza universale» che è possibile ritenere appartengano all’area ancestrale e forse della trascendenza dell’uomo.

C. G. Jung definisce: «I simboli sono corpi viventi, corpus et anima».

 

3 Si è a conoscenza di trasmissione di energia a livello scientifico ad alcune decine di km. Il famoso raggio verde a fre-quenza mortale, è già utilizzato in vari campi.

4 Wikipedia.it; Enciclopedia Treccani.it; J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Bur, Dizionari Rizzoli, Mi-lano, 1986, pag. VII.

5 G. Devoto – Avviamento alla etimologia italiana, Oscar Studio Mondadori, 1982, pag. 100, 385, 394.

 

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Altra definizione riporta: qualsiasi cosa (segno, gesto, oggetto, animale, persona), la cui percezione susciti un’idea diversa dal suo immediato aspetto sensibile.

Oppure: Il simbolo è un elemento della comunicazione, che esprime contenuti di significato ideale dei quali esso diventa il significante. Tale elemento, sia esso un segno, gesto, oggetto o altra entità, è in grado di evocare alla mente dell'osservatore un concetto diverso da ciò che il simbolo è fisicamente, grazie a una convenzione prestabilita (es. la croce è il simbolo del Cristianesimo) o a un aspetto che lo caratterizza (es. il leone è il simbolo della forza), ecc.

Ancora: Elemento concreto, oggetto, animale o persona, a cui si attribuisce la possibilità di evocare o significare un valore ulteriore, più ampio e astratto rispetto a quello che normalmente rappresenta: la colomba è il simbolo della pace.

È importante studiare i simboli, poiché essi sono il «linguaggio della natura».

Il linguaggio simbolico assoluto è quello delle figure geometriche, che sono come l’ossatura della realtà.

Esso è il linguaggio universale, rappresenta la quintessenza della saggezza. Il simbolo si può comparare ad un piccolo seme, che deposto nella terra un giorno diventa un albero immenso. Nella mente umana agisce come il seme nella terra: si sviluppa ed amplifica assumendo concezioni sco-nosciute.

«[…] Molti concetti in attesa di definizione siano già nella nostra mente sotto forma di una qualche struttura cognitiva costituita da immagini che ciascuno di noi possiede prima ancora che venga esplicitata qualsiasi definizione formale. Il linguaggio simbolico favorisce indubbiamente uno stratificarsi di significati nascosti che attingono all’intero immaginario del nostro subcon-scio6». In definitiva alla definizione di inconscio collettivo.

Altra definizione specifica viene riportata nel volume7, come segue: «[…] ogni saggio (ri-cerca ed elaborazione) indica come un dato simboli rispecchi zone interne della psiche e fenomeni reali in cui sono coinvolte strutture e funzioni, energie mutevoli e imprevedibili e processi di tra-sformazione. Le radici etimologiche, il gioco degli opposti, i paradossi e le ombre, nonché i vari modi in cui culture diverse hanno fatto propria un’immagine simbolica sono stati tutti impiegati come strumenti utili per veicolare il significato. È naturale che le energie simboliche si incarnino in tutti gli aspetti della nostra vita attraverso proiezioni inconsce, che possono rimanere oscure come diventare illuminanti».

Pertanto, ricapitolando il simbolo ebbe una funzione iniziale di concentrare all’interno di una forma dei significati vari, che una volta inseriti e fatti propri, divenivano inscindibili, e assu-mevano però un senso completamente diverso dalla forma fisica che li conteneva, evocando in for-ma inequivocabile nella psiche dell’osservatore un concetto differente da quello espresso dalla forma che lo contiene. Cioè, subiva una trasformazione e trasmetteva, quindi diveniva un signifi-cante, il nuovo senso assegnatogli in forma astratta da una convenzione o patto ideale.

In ogni caso però è l’uomo che attribuisce, per ragioni finora sconosciute, un dato significato ad una data forma. Quindi il simbolo costituisce un elemento fondamentale della comunicazione uma-na. I simboli sono già depositati in quell’immenso serbatoio del quale non si conoscono le dimen-sioni denominato «inconscio collettivo», dal quale l’inconscio singolo attinge nello svolgimento delle sue funzioni attraverso il meccanismo degli archetipi. Come già citato, alcuni pensatori hanno avanzato l’ipotesi che gli innumerevoli simboli siano messi in relazione con le diverse collocazioni dell’inconscio umano.

Ogni disciplina umana dispone di simboli che esprimono in forma inequivocabile un riferi-mento ad un concetto o significato.

 

6 J. Mazur, op. cit., pag. 282.

7 Il libro dei simboli, Taschen, 2011, pag. 8.

 

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Il simbolo non si confonde con il sigillo8 poiché esso è alla portata di tutti gli esseri umani, senza alcuna esclusione. È solo necessario conoscerlo e farlo proprio.

Si discosta inoltre dalla allegoria.

I simboli si distinguono in:

simboli forniti dalla natura

simboli costruiti dall’uomo per la socializzazione

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Alcuni esempi esplicativi delle migliaia di simboli esistenti:

La croce

cristiana e cattolica.

Anticamente la figura geometrica esisteva già e rappresentava anche uno stru-mento di pena presso vari popoli.

Molte bandiere nazionali riportano la croce. Usata nell’araldica e in campo mi-litare per delle onorificenze.

Impiegata anche per simboleggiare i mezzi di assistenza nel corso della guerra ed in periodo di pace.

È un simbolo naturale, e rappresenta le quattro direzioni dello spazio, i quattro punti cardinali: nord-sud e est-ovest. È sinonimo del numero quattro, il numero della purificazione. Molte altre sono le speculazioni possibili sulla croce.

La croce ha una serie di interpretazioni nelle varie culture della terra dove ap-pare presente nei reperti di tutte le civiltà più antiche. In particolare rappresen-ta i due principi maschile e femminile che unendosi agiscono nell’universo. Essa è dotata di rotazione e a seconda del senso agisce sul mondo terreno o su quello spirituale, è in sostanza attiva e vivente.

Come simbolo ha al suo interno delle modalità di lettura e di applicazione9.

8 La bandiera italiana del Regno dei Savoia riporta la croce, così come molte altre bandiere delle nazioni del mondo.

La Croce rappresenta fondamentalmente la vita. È il più diffuso sulla Terra in ambito religioso.

 

8 J. Chevalier-A. Gheerbrant, op. cit., pag. 386.

9 J. Ries, a cura di, I simboli nelle grandi religioni, Jaca Book, Milano, 2016, pag. 27 – 65.

 

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La croce uncinata o swastika Antico simbolo di origine indoeuropeo tutt’ora usato in ampie zone dell’Asia. A seconda della rotazione assume diversi significati. È un simbolo positivo costruito dall’
Il credo nel cristianesimo fu chiamato «simbolo degli apostoli», composto dalla serie degli articoli principali della fede, nel senso proprio di «cosa messa insieme» ovvero di «patto religioso», simile a uno statuto politico moderno.

I Padri della Chiesa mentre compongono gli Articoli della Fede.

colomba è il simbolo assunto per attribuire il senso della pace. È un simbolo costruito

 

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Leone è il simbolo che evoca la forza con applicazione universale. È un simbolo naturale.
   
Ω nel mondo occidentale richiama la fine della vita umana essendo l’ultima lettera dell’alfabeto greco nella versione maiuscola. Viene comunque usato per altre funzioni, in particolare in campo elettrotecnico come simbolo che rappresenta la resistenza elettrica in una formula o in un circuito elettrico. È un simbolo costruito.
   
ϰ nel mondo occidentale è simbolo di una «cosa, elemento sconosciuto», ma esistente e da ricercare o sostituire. In matematica si definisce «incognita e variabile ». È un simbolo artificiale al quale venne attribuito questa funzione.
   
y variabile matematica artificiale. È collegata con la x da un’equazione fondamentale nella matematica superiore y = f(x).
   
π in matematica è il rapporto quasi esatto fra la circonferenza e il diametro. Venne definito come simbolo della costante matematica dal gallese William Jones nel 1706, ricavandolo dall’alfabeto greco10. Nella sua straordinaria diffusione gli venne attribuito la definizione matematica di «numero trascendente», quando cioè non è «costruibile con riga e compasso11 ». Straordinaria il suo impiego in tutte le attività umane.

H

simbolo del primo elemento chimico della tavola periodica messa a punto dallo scienziato russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev. È il più leggero e diffuso in natura. È un simbolo artificiale.

 

10 I segreti del Pi greco, Mondo Matematico, 2011, Pag. 13.

11 Idem, pag. 40, 42.

 

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Simbolo dell’infinito positivo e negativo in matematica. In radiestesia è un potente simbolo come figura energetica. È un simbolo costruito risalente al 1655 e attribuito all’inglese John Wallis. Era usato in precedenza dal popolo romano per indicare in genere i grandi numeri, e in particolare il numero 1.000. Su questo simbolo tutte le discipline hanno formulato delle speculazioni adottandolo alle proprie necessità.

triangolo equilatero

è contemporaneamente il simbolo dell’uomo armoniosamente sviluppato e il simbolo della Divinità. Simbolo costruito.

esagramma

detto anche sigillo di Re Salomone è composto dal principio maschile e dal principio femminile. Simbolo costruito.

pentagramma

la stella a cinque punte, rappresenta l’uomo perfetto. Schematicamente è un uomo ritto sulle gambe e a braccia aperte. Il pentagramma rappresenta anche le cinque virtù cristologiche. Simbolo costruito.



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doppio pentagramma

l’uomo, il microcosmo, vive e lavora in seno all’universo, al macrocosmo, alla Divinità. Simbolo costruito.

cerchio

è un simbolo potentissimo in grado di resistere a qualsiasi aggressione esterna. Quello che è al suo interno rimane sempre protetto. Simbolo naturale. Usato anche per molti altri significati.

+ e -

simboli del più e del meno sono costruiti, risalenti al 1544, e attribuiti al tedesco Michael Stifel.

   

X (moltiplicazione)

simbolo algebrico di moltiplicazione, la croce di Sant’Andrea, risalente al 1631 ad opera dell’inglese William Oughtud. Simbolo costruito. È una lettera dell’alfabeto appartenente a varie culture.

   

: (divisione)

Simbolo algebrico di divisione, risalente al 1631 ad opera dell’inglese William Oughtud. Simbolo costruito.

   

Innumerevoli i simboli adottati nella matematica elementare e superiore, risalenti al Sec. XVII e XVIII. La elaborazione dei simboli e il suo impiego nell’algebra portava alla rivoluzione nel calcolo matematico, impiegato in tutte le discipline scientifiche12. La simbologia semplificava la elaborazione dei calcoli in forma notevole, favorendo così lo sviluppo della scienza in generale.

 

12 J. Mazur, op. cit, pag. 269.
 
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Così pure i simboli delle varie culture e nazioni della Terra hanno contribuito alla socializzazione e alla diffusione di concetti che altrimenti non sarebbe avvenuta. Questo sistemi di codici facilitano la comprensione anche dei concetti più complessi e nascosti. Gli alfabeti delle varie civiltà sono composti da simboli quasi sempre costruiti, mentre per alcune etnie esiste la credenza che siano frutto di rivelazione divina.

 
Pentagramma delle virtù

Le cinque virtù cristologiche disposte sul pentagramma vivente. Costruito

 
 
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L’uovo assagioliano

Rappresenta la concezione assagioliana della composizione dell’uomo nel tradizionale ovale. I tre stati sono: inconscio inferiore, inconscio medio, inconscio superiore con l’unione al transpersonale.

   
Parole evocatrici

In natura esistono delle parole che possono ricondurre a significati molto ampi e in grado di sviluppare a livello inconscio delle forme complementari alle sub personalità. Esse agiscono fuori dalla volontà personale, ma in accordo con il grande inconscio personale. Lo psicosintetista Roberto Assagioli assegnava loro il nome di «parole e frasi evocatrici».

   
Nodo infinito o Nodo eterno

Sono simboli dove l’energia percorre l’intero tracciato ritornando allo stesso punto. In tal modo l’energia non ha un percorso con un inizio ed una fine, percorre permanentemente il simbolo. Sono usati specialmente nel campo sacro. Tutte le religioni conoscono questi simboli a percorso infinito. Richiama un rapporto che non ha fine, per cui nelle varie religioni assume diverse forme di legame che non ha termine. È probabilmente il simbolo più complesso. È di costruzione umana ma dettata dal trascendente

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Commerciali
Commerciali

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L’impiego dei simboli in generale avviene per richiamare un riferimento ad un argomento molto più ampio e complesso. Tuttavia il loro uso è molto diffuso anche per trasferire a distanza delle forme energetiche sia nell’ambiente che alle persone. In particolare in alcune discipline il simbolo assume la funzione di sorreggere le persone carenti, costituendo un integratore necessario alla vita di un essere vivente.

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Alcune definizioni importanti.


Inconscio collettivo

 La definizione di «inconscio collettivo», ampiamente usato in campo radioestesico, venne messa a punto per la prima volta da C. G. Jung nel secolo scorso, definendolo «Inconscio impersonale o sovrapersonale13». Jung a sua volta, attinse informazioni da pensatori che lo avevano preceduto nel tempo, confermando quell’intento di collaborazione che lo stesso inconscio collettivo evoca. Oggi, che l’uomo è a conoscenza di tante nozioni scientifiche, possiamo confermare la definizione di inconscio collettivo come di «immenso involucro», «sembra senza la nozione di spazio», dove tutto è già saputo, e dal quale si può attingere per la comprensione dell’insieme delle cognizioni umane. Viene ancora oggi mantenuta la locuzione di «inconscio collettivo», ma il significato risulta fortemente ampliato rispetto al concetto junghiano, e quindi si deve estendere il campo di azione anche alle conoscenze delle discipline universali. Dobbiamo perciò introdurre un principio che si regge sul concetto di energia, il quale considera le informazioni radiate non composte solamente di concetti o formule, ma che racchiude in sé tutte le forme umane di conoscenza. Resta in ogni caso sottinteso che venga rispettata sempre l’armonia universale, cioè che ci sia l’intento di agire in ogni caso e comunque per il bene universale.

Figure energetiche

Nell’ambito della organizzazione dinamica che regge il complesso meccanismo dell’Universo ci viene suggerito di passare ad un livello più ampio, che comprende ed avvolge ogni cosa per cui il sostantivo di simbolo, «symbállò», viene rimpiazzato dalla seguente locuzione: «figura energetica, con significato molto più ampio e omnicomprensivo». Pertanto nella disciplina della radioestesia appartenente alla «rivoluzione industriale del livello 4.0», è più corretto usare questa espressione, che comprende comunque sempre quella antica di simbolo, risalente ad oltre tremila anni fa.

Il segno

Il significato di «segno» deriva dalla lingua latina con l’espressione «intaglio14». L’originaria funzione pratica, prevalente ma non esclusiva, è sostituita dalla funzione rappresentativa e simbolo si identifica con segno15. Es. il segno lasciato sulla strada da una frenata di automobile. ♦♦♦

 

13 C. G. Jung, Psicologia dell’inconscio, Edizioni Boringhieri, 1968, pag. 116; dello stesso, L’Io e l’inconscio, Edizioni Boringhieri, 1967, pag. 42 e 64.

14 G. Devoto, op. cit, pag. 385.

15 Enciclopedia Treccani on line. Internet.

 

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Bibliografia principale
 

Enciclopedia dei simboli, Garzanti Editore, Milano, edizione italiana, 1991.

 

I segreti del Pi greco, L’impossibile quadratura del cerchio, Mondo Matematico, Grafica Estella, S.L., 2011.

Aïvanhov Omraam Mikhaël

Il linguaggio delle figure geometriche, Collezione Izvor, Edizioni Prosveta, Féjus Cedex (F), dalgo press, Limena (PD), 2008.

Chevalier Jean Gheerbrant Alain

Dizionario dei simboli, Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori e numeri. Bur, Dizionari Rizzoli, Milano, 1986. (due volumi).

Cirlot Jean Eduardo

Dizionario dei Simboli, traduzione italiana, SIAD Edizioni, Milano, 1985.

Devoto Giacomo

Avviamento alla etimologia italiana, dizionario etimologico, Oscar Studio Mondadori, 1982.

Frutiger Adrian

Segni & simboli, Stampa Alternativa & Graffiti, Roma, 1998.

Jung Carl Gustav

L’Io e l’inconscio, traduzione in italiano, Editore Boringhieri, Torino, 1967.

Jung Carl Gustav

Psicologia dell’inconscio, versione in italiano, Editore Boringhieri, Torino, 1968.

Mazur Joseph

Storia dei simboli matematici, Il potere dei numeri da Babilonia a Leibniz, Il Saggiatore, Milano, 2015

Nava Nino

Il simbolo segreto dell’immagine, gli archetipi della dimensione creativa, edizioni Mediterranee, Roma, 1994.

Ries Julien
a cura di

I simboli, nelle grandi religioni, Editoriale Jaca Book, Milano, 2016.

Weinberg Steven

I primi tre minuti, L’affascinante storia dell’origine dell’universo, Oscar saggi Mondadori, Scienza, 2005.

 

Il libro dei simboli, riflessioni sulle immagini archetipiche, Editor Katleen Martin, TASCHEN, 2011

 

Molti altri sono i volumi che trattano il grande e complesso argomento della simbologia e della semiotica.

 

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